Sono seduta su una sedia. Sono nuda. Ho un gomitolo di lana viola nella vagina, sostenuto dal pavimento pelvico. Scorgo il capo della fibra che spunta, lo tiro un po’. Per terra, davanti a me, è ammassato un cumulo di vecchi ferri da maglia, tutti ammonticchiati in un grande shangai. Voglio quelli là in fondo, li riconosco dalla cordicella avorio – o forse di raso blu, non ricordo più tanto bene. Mi piego in avanti per raggiungere i ferri che servono (n. 3). Ne elimino uno dopo l’altro (me li butto dietro la spalla sinistra come fossero manciate di sale). Cerco di non far crollare l’intera catasta, che comunque smotta più volte qua e là. In questa posizione il gomitolo preme alle pareti. Alla fine, raggiungo i miei ferri e comincio a dipanare, lenta, il filo. Lo lavoro. Ne traggo un informe umido, finché la lana non è del tutto esaurita. Lo adagio a terra. Si spengono le luci.


[Interno newyorchese con rotolo di carta (East Hampton, agosto 1975).] 





















Sono seduta su una sedia, la nostra. Sono nuda. Sono nascosta sotto un grande copriletto a due piazze. Formiamo una piramide al di sotto della quale brucia un rametto di rosmarino insieme a verbena, semi di sesamo, papavero e gelsomino. Dopo un po’ apro la coperta imbottita, ne scosto i lembi. Mi mostro. Il fumo fuoriesce e si disperde. Verso destra è di buon auspicio e la risposta è positiva. Verso sinistra indica un cattivo presagio e la risposta è negativa. Se sale verso l’alto significa che al momento non avremo risposte: i tempi non sono ancora maturi. Sul pavimento un paio di lame da tosa, un grande paniere intrecciato, barattoli di miele, una forchettina in argento. Con le lame comincio a tagliare la fodera della trapunta; sventro pian piano, fuoriescono piccole piume candide. Le raduno tutte con cura nel paniere, qualcuna sfugge. Prendo il primo barattolo, mi alzo in piedi e con la forchetta mi cospargo tutto il corpo di miele, davanti e dietro, un barattolo dietro l’altro, viso e capelli compresi. Ci vuole un’eternità. Era proprio lo scheletro di una manta. Poi mi chino verso il paniere e comincio a raccogliere le piume a manciate, le faccio aderire a pelle e capelli. Sono immacolata. Finalmente posso aprire le braccia. Mi siedo. 


[«Asperges me hyssopo, et mundabor; / lavabis me, et super nivem dealbabor», Liber psalmorum 51 (50), 9-10. «Questo versicolo cantano nella chiesa quando la spargono d’acqua consacrata, la quale ha possanza di cacciare gli spiriti immondi; e perché el fiume Lete induce oblivione di peccati e cacciagli, però induce che gli angeli lo cantassino.» 


«Purificami con issopo e sarò mondo; / lavami e sarò più bianco della neve», Salmi 51, 9-10. «Non esigo tori dalla tua casa, / né capri dai tuoi ovili», Salmi 50, 9-10. «Non prenderò alcun torello dalla tua casa / né capri dai tuoi ovili», Salmi 50, 9-10. «Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro; / lavami e sarò più bianco della neve», Salmi 51 (50), 9-10. «Io non prenderò giovenchi dalla tua casa, / né becchi dalle tue mandrie», Salmi 50, 9-10. «Non prenderò giovenchi dalla tua casa, / né capri dai tuoi recinti», Salmi 50, 9-10.] 




















All’amante dell’amante del mio amante piacciono le calze parigine, soprattutto se sono colorate e a righe orizzontali. Sono seduta su una sedia, quella gialla, la mia. Sono nuda, ma ho in testa un turbante elegantemente arrotolato. Lo disfo et voilà! sono calze parigine a righe orizzontali. Allungo la gamba destra e ne infilo una. Allungo la gamba sinistra e infilo l’altra. Mi arrivano ben bene alle cosce.


[È detta “Coscia (di monaca, o di donna)” una varietà di pere dalla polpa succosa, morbida, saporita. Si consiglia, una volta matura, di conservarla in frigorifero, data la sua tipica breve durata a temperatura ambiente.]




























01101101 01100001 01100111 01100111 01101001 01101111 Sono riversa su una sedia in finta pelle marrone. Sono nuda. La schiena appiattita sul sedile sintetico – mi fa sudare, aderisce – le gambe divaricate per aria, appoggiate allo schienale, le piante dei piedi esposte. La testa penzolante e parte del torso mi tirano giù, ma in qualche modo riesco a mantenere la posizione. Le braccia sono abbandonate. Mi guardo intorno. Nel palmo della mano sinistra ho un teschio pulito di larus marinus adulto (Linnaeus 1758; mugnaiaccio), il cranio bianchissimo, le orbite vuote, il lungo becco giallo e nero spalancato. Lo fisso. Mi studia. Non ci vede niente, non ne sa niente, non ci si ritrova, non ci si riconosce. E questo gli è insopportabile.


[Ecco che riparte la voce in FM. Stavolta è il consueto messaggio delle 17:30, preceduto dal solito gong: «1. In medicina, strumento tubulare o imbutiforme, a pareti fisse o divaricabili, impiegato nell’esplorazione di alcune cavità esterne (ano, narici, vagina, condotto uditivo esterno), eventualmente per dilatarne o rettificarne il lume. 2. Titolo di opere medievali e rinascimentali di carattere enciclopedico e di tono didascalico o morale: S. humanae salvationis, S. orbis terrarum, S. perfectionis, S. naturale, S. doctrinale, ecc.».]




















Sono seduta su una sedia, leggermente di lato perché alla mia sinistra c’è un uovo. Sono nuda, ma ho una mitra papale sulla testa, in grembo un libro. Covo la schiusa. Per terra, un seghetto dall’impugnatura di plastica verde (lama da 150 mm, 18 denti per pollice). Mi chino a sinistra per raccoglierlo, lo impugno, lo guardo e mi piego in avanti cercando di non schiacciare o far cadere l’uovo. Piegata comincio a segare la gamba anteriore destra della sedia, finché la parte segata non si stacca e cade a terra. Mi torco su me stessa e comincio a segare la gamba posteriore sinistra, finché anche quella non cade. Vado avanti a segare la gamba anteriore sinistra e a quel punto capitombolo a terra. L’uovo è rotto e ancora intatto.


[Accumulo ▼ Preparazione ◀ Verginità ▶ Contabilità ▲ Silenzio ▼ Lettura di testi sacri ◀ Costanza ▶ Ritiro ▲ Donna fredda ▶ Perdono ▲ Attrice che studia la sua parte ◀ Monaca ▼ Ostinazione ▶ Figura carismatica femminile ▲ Peso della religione ◀ Stesura di un libro ◀ Isolamento ▶ Passività ▼ Frigidità ▶ Saggezza al femminile ▶ Persona di elevata morale ▶ Studio ▼ Educazione rigida ◀ Conoscenza ▲ Gestazione ▶ Bisogno di calore ▶ Ideale di purezza ▼ Madre severa ▲ Solitudine ◀ Meditazione ▲ Attesa]

@Chiara Serani
Dialoghi della sedia. Azioni a più voci, Anterem, 2023